
Il fiato lento e controllato, quasi inudibile, Theron si mosse tra le rocce frastagliate e la rada vegetazione che cingeva la base della Spina del Crepuscolo. Ogni passo era calcolato, ogni posizionamento un sussurro nella natura selvaggia. Le sue piccole dimensioni, un tempo una debolezza, ora erano il suo più grande vantaggio, permettendogli di farsi tutt'uno con le ombre allungate del mattino. L'odore acre e inspiegabile proveniente dalla torre si fece più forte, un ammonimento silenzioso.
Si aggirò lungo il perimetro della torre, i suoi occhi esperti alla ricerca di punti deboli, di ingressi nascosti o di segni di sentinelle. La pietra antica, corrosa dal tempo e dalle intemperie, offriva ampi nascondigli. Non vide guardie esterne, il che era insolito, quasi un invito. Era troppo facile. Ciò suggeriva che la Compagnia del Chiaro di Luna fosse sconsiderata, o che si affidassero alla reputazione infestata della torre per scoraggiare i curiosi, o peggio, che avessero già stabilito un perimetro di cui Theron non era ancora a conoscenza.
Raggiungendo il lato est della torre, notò una piccola porta di servizio, quasi nascosta dalla crescita eccessiva di edera e arbusti spinosi. Sembrava meno usata dell'ingresso principale, ma non del tutto abbandonata. Un debole graffio sulla vecchia serratura di metallo catturò la sua attenzione: una traccia recente, quasi impercettibile, che indicava un tentativo di scasso o una manutenzione affrettata. La porta vibrava con un leggero ronzio, quasi meccanico, che sembrava provenire dall'interno, e l'odore acre era più intenso qui.
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